venerdì 4 febbraio 2011

Realismo e Macchiaioli: cosa li accomuna?

In vedetta - Giovanni Fattori
Atelier del Pittore - Gustave Courbet

 
La rotonda di Palmieri - Giovanni Fattori

Le spigolatrici - Millet

Lo spaccapietre - Gustave Courbet



Lo staffato - Giovanni Fattori

Impression du soleil levant - Claude Monet

Ragazze in riva alla Senna - Gustave Courbet


Domande

1. Analizzare una delle opere proposte.
2. Definire i caratteri dell'Impressionismo.

6 commenti:

  1. 1)«Le ragazze in riva alla Senna» è un altro quadro che ben esemplifica la carica innovativa della pittura di Courbet rispetto all’arte borghese del tempo. Le due ragazze che Courbet ritrae sono due donne comuni, dall’aspetto ordinario e a...nche un po’ volgare nelle loro pose indolenti, colte in una posa non proprio consona alla condizione signorile. Nelle due donne non vi sono quindi valori estetici che potevano essere apprezzati, ma anche il quadro ha nella sua composizione una mancanza assoluta di criteri compositivi affascinanti. Non vi è un punto focale preciso né una linea d’orizzonte; l’inquadratura è bassa e non riesce a cogliere una ariosità adeguata: l’immagine è quasi soffocata dal fogliame dell’albero. In realtà il quadro, come tutta l’opera di Courbet, non chiede di essere giudicato semplicemente come fatto estetico, ma di essere compreso soprattutto come atteggiamento nuovo nei confronti della realtà e dell’uso della pittura.
    2)La vicenda dell’Impressionismo è quasi una cometa che attraversa la storia dell’arte, rivoluzionandone completamente soprattutto la tecnica.La tecnica impressionista nasce dalla scelta di rappresentare solo la realtà sensibile, evita qualsiasi riferimento alla costruzione ideale della realtà, per occuparsi solo dei fenomeni ottici della visione. Per far ciò cerca di riprodurre la sensazione ottica con la maggior fedeltà possibile. Dal punto di vista della poetica l’Impressionismo sembra indifferente ai soggetti. In realtà, proprio perché può rendere piacevole qualsiasi cosa rappresenti, l’Impressionismo diventò lo stile della dolce vita parigina di quegli anni.Manca, nell’Impressionismo, la romantica evasione verso mondi idilliaci, sia rurali sia mitici, troviamo, invece, una volontà dichiarata di calarsi interamente nella realtà urbana di quegli anni, per evidenziarne tutti i lati positivi e piacevoli.
    Anche le rappresentazioni paesaggistiche o rurali portano il segno della bellezza e del progresso della civiltà: sono paesaggi visti con occhi da cittadini.La grande specificità del linguaggio pittorico impressionista sta soprattutto nell’uso di colore e luce. Colore e luce sono elementi principali della visione: l’occhio umano percepisce inizialmente la luce e il colore e, attraverso l'interazione cerebrale, il cervello distingue le forme e lo spazio in cui queste sono collocate. La maggior parte dell'esperienza pittorica occidentale, tranne alcune eccezioni, si è sempre basata sulla rappresentazione di forme e spazio. In pratica, i colori sono dei filtri che non consentono la riflessione degli altri coloriI colori posti su una tela agiscono sempre operando una sintesi sottrattiva: più i colori si mischiano e si sovrappongono, meno luce riflette il quadro. L’intento degli impressionisti è proprio evitare al minimo la perdita di luce riflessa, così da dare alle loro tele la stessa intensità visiva che si ottiene da una percezione diretta della realtà.
    Per far ciò adottano le seguenti tecniche:
    1)utilizzano solo colori puri;
    2)non diluiscono i colori per realizzare il chiaro-scuro, che nelle loro tele è del tutto assente;
    3)per esaltare la sensazione luminosa accostano colori complementari;
    4)non usano mai il nero;
    5)anche le ombre sono colorate

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  2. GIADA GIUFFRIDA -L’IMPRESSIONISMO Giovani artisti che avevano in comune una gran voglia di fare e una forte insofferenza per la pittura ufficiale del tempo iniziarono a riunirsi in un locale parigino: “ il Cafè Guerbois”. Il movimento impressionista è privo di una basa culturale omogenea, in quanto i vari aderenti provenivano da esperienze artistiche e da realtà sociali diverse. La loro novità risiede nel diverso modo che hanno di porsi con la realtà esterna. Essi, infatti, si rendono conto che tutto ciò che percepiamo attraverso gli occhi continua di fatto al di là dei limiti fisici, ecco dunque spiegata nei loro dipinti la quasi totale abolizione della prospettiva geometrica e delle linee che contornano gli oggetti definendone i volumi. Ciò che più conta in ogni rappresentazione è l’impressione che un determinato stimolo esterno suscita nell’artista il quale cerca di cogliere l’attimo fuggente, cioè le sensazioni di un istante, con la precisa consapevolezza che l’istante successivo potrà generare sensazioni del tutto diverse. Le pennellate, pertanto, vengono date per veloci tocchi virgolati, per trattini e per macchiette, con l’uso di pochi colori puri, accostati senza sovrapposizione, e con la rigorosa esclusione del nero e del bianco che, in effetti, sono dei non-colori. Per quello che concerne il colore, vero e proprio cavallo di battaglia del movimento, gli Impressionisti tendono ad abolire i forti contrasti chiaroscurali ed arrivano a teorizzare anche in pittura l’assoluta inesistenza del colore locale, in quanto ogni colore non esiste di per sé ma in rapporto agli altri colori che ha vicino. Quello della luce è un altro problema al quale gli Impressionisti si dimostrano particolarmente sensibili. È la luce, infatti, che determina in noi la percezione dei vari colori e l’esperienza quotidiana ci insegna che ogni colore ci appare più o meno scuro in relazione alla quantità di luce che lo colpisce e alla presenza o meno di altri colori che ne esaltino o ne smorzino la vivacità. Quanto detto chiarisce il motivo per il quale molti pittori impressionisti, sentendosi attratti dall’esperienza di Corot e della Scuola di Barbizon, prediligevano anch’essi dipingere en plen air, cioè all’aria aperta.

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  3. 1)-Le spigolatrici (Des glaneuses) è un dipinto di cm 83,5 x 111 realizzato nel 1857 dal pittore Jean-Francois Millet. È conservato al Musèe d'Orsay di Parigi. Il dipinto fonde la pittura di genere a quella di paesaggio, tipica del realismo.
    I soggetti principali di questo quadro sono le tre vedove nell'atto di raccogliere ciò che rimane della mietitura del grano. Sono le più misere tra i miseri, eppure ci appaiono piene di dignità. Millet, infatti, le rappresenta quasi come statue di una monumentalità solenne, sono gli unici elementi ben delineati rispetto allo spazio circostante (i cavalli, le case, i covoni…che si intravedono sullo sfondo sono semplici pennellate che permettono di intuire di che cosa si tratta, ma non sono così precisamente definiti: è un continuum di colori). Esse, inoltre, sono disposte in questo spazio in modo estremamente ordinato, come è evidente dalla perfetta simmetria tra le due donne chinate e dalla posizione della terza donna, che scandisce la suddivisione in piani e introduce la prospettiva del quadro stesso indirizzando lo sguardo dello spettatore, che è proprio chiamato a partecipare della scena. Colpisce l'equilibrio studiato che fa sì che la donna al centro del quadro abbia una postura che richiama un arco, elemento architettonico di stabilità ed equilibrio perfetti, riecheggiato ed amplificato dalle altre due. Nello stesso tempo, però, la scena è resa dinamica dalla figura dell'altra vedova ripiegata, il cui braccio destro non poggia per terra, la cui testa è lievemente sollevata e il braccio sinistro appoggiato sulla schiena, formando in questo modo una linea retta obliqua che rende l' idea dello slancio in avanti.
    La dignità di queste donne è sottolineata anche dall'attenzione di Millet ai particolari che le caratterizzano, come per esempio il laccio che sta intorno alla manica della donna al centro, o le gonne che cadono sugli zoccoli, le ombre delle pieghe delle gonne o i copricapo colorati.
    I colori degli abiti, modulati semplicemente sulle gradazioni dei tre primari (rosso, giallo, blu), si richiamano continuamente: il colore del foulard della donna più distante è simile a quello della gonna della vedova in primo piano, il copricapo della donna in mezzo richiama il colore del volto di quella in piedi e il grembiule di quest'ultima è della stessa tonalità del corpetto della vedova in mezzo, nonché delle spighe. La pelle, gli abiti e le scarpe delle tre donne richiamano da vicino il colore della terra. Tutto questo crea una intima unione delle vedove tra di loro e con la terra stessa.
    Millet, inoltre, con piccoli tratti decisi e chiari che brillano nella terra in primo piano sottolinea la bellezza di quei resti delle spighe illuminati dal sole, che animano nel primo piano il paesaggio ordinato, classicamente suddiviso in tre immobili fasce.
    Il realismo di Millet arriva pertanto a rendere evidente, in una visione di pacata bellezza, la dimensione sacra ed eterna di un gesto concreto e semplice.
    Le spigolatrici è stata oggetto di riproduzioni da parte di incisori francesi come Paul Marcel Damman; anzi, è stata certamente una delle opere più riprodotte, contribuendo alla fortuna dell'artista, ed anche Millet stesso ne trasse delle acqueforti negli anni successivi.
    Antonella Salvà

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  4. L’opera di Claude Monet “Impressione, sole nascente” (in francese: Impression, soleil levant) diede il nome all’intero movimento impressionista. Nell’opera appaiono già perfettamente delineate le tematiche di Monet. Il dipinto realizzato nel 1842, fu esposto alla prima manifestazione del gruppo dei futuri pittori impressionisti allestita nel 1874 presso lo studio del fotografo Nadar, in quest’occasione gli chiesero che cosa scrivere sul catalogo Monet disse: “ dato che ovviamente non poteva passare per una vista di Le Havre, scrivete Impressione”. Osservando attentamente l’opera. Non vi è alcuna traccia di un disegno preparatorio e dunque il colore è dato direttamente sulla tela, con pennellate brevi e veloci. Attraverso l’opera Monet vuole trasmetterci le sensazioni provate osservando l’aurora. Egli non vuole più descrivere la realtà ma mira a cogliere l’impressione di un attimo, diverso al momento precedente e a quello successivo. L’uso giustapposto dei colori caldi (il rosso e l’arancio) e freddi (il verde azzurrognolo) rende in modo estremamente suggestivo il senso della nebbia del mattino attraverso il cui manto si fa lentamente strada un sole inizialmente pallido, i cui riflessi aranciati guizzano sul mare. Un particolare interessante è costituito dal colore del Sole, che presenta un grado di luminosità pressoché identico al cielo circostante (a differenza di quanto si verifica in natura). Si tratta però di una caratteristica che sembra conferire un carattere fantastico e soprannaturale all'aspetto dell’astro.
    L’impressionismo si sviluppo in Francia il 15 aprile 1874, data di una mostra a Parigi in cui un gruppo di artisti espongono le loro opere. La mostra suscitò scandalo perché era un nuovo modo di dipingere. L’impressionismo si sviluppa in modo diverso e per molti versi anomalo rispetto a tutti i movimenti artistici precedenti o successivi. Il movimento impressionista è privo di una base culturale omogenea, poiché i vari aderenti provenivano da esperienze artistiche e da realtà sociali fra le più disparate. La tecnica impressionista nasce dalla scelta di rappresentare solo e soltanto la realtà sensibile. Evita qualsiasi riferimento alla costruzione ideale della realtà, per occuparsi solo dei fenomeni ottici della visione. E per far ciò cerca di riprodurre la sensazione ottica con la maggior fedeltà possibile. Quindi, ciò che più conta in ogni rappresentazione è l’impressione che un determinato stimolo esterno suscita nell’artista. Sul piano tecnico questo fine è perseguito con vari artifici. Innanzitutto si ha l’abolizione del disegno e delle linee di contorno, si da importanza al colore e soprattutto al rapporto LUCE-COLORE, non ci sono più soggetti celebratici (il soggetto perde importanza), e pongo particolare attenzione all’accostamento dei colori puri e complementari, questa tecnica sostituisce il chiaroscuro.

    STEFANO CONTI NIBALI VE

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  5. 1) Millet è considerato uno dei maggiori esponenti del realismo ottocentesco. Il realismo è uno stile che mira alla massima coincidenza tra rappresentazione artistica e realtà oggettiva: l’opera d’arte deve apparire come fedele riproduzione del mondo reale. La pittura realista sostiene inoltre la necessità di rappresentare l’esistente anche nei suoi aspetti negativi, che diventano quindi elementi qualificanti di un soggetto.
    “Le spigolatrici” è un dipinto realizzato da Millet nel 1857, è conservato al Musée d'Orsay di Parigi e ritrae in primo piano tre donne vedove, curve nei campi, che raccolgono le spighe sfuggite alla mietitura, mentre alle loro spalle la luce del sole illumina il campo dietro di loro, sotto un cielo terso. La raccolta del grano era uno dei lavori più umili della società: infatti, Millet venne inizialmente criticato, soprattutto per la scelta dei soggetti, appartenenti alle classi più umili.
    Le voluminose colline di grano dorato, il carretto carico di fieno ed i gruppi di contadini che sollevano i covoni creano uno sfondo contrastante con la povertà delle donne in primo piano. L’intenso realismo dell’autore non risparmia nulla: la pesantezza delle forme, accentuata dagli abiti semplici e dai toni cromatici bassi e cupi, traduce pittorescamente la fatica delle donne; i volti nello scorcio tradiscono l’abbruttimento; le mani deformate dalla fatica; le stoppie che riflettono la luce radente.
    2) L’ Impressionismo è un movimento artistico (ed in modo speciale pittorico) nato in Francia nella seconda metà dell'Ottocento e durato fino ai primi anni del Novecento.
    Motivo essenziale dell'impressionismo è il tentativo di rappresentare la realtà nella quale siamo immersi e che facendo parte di noi stessi può essere rappresentata. Gli impressionisti tendono a rendere questa realtà così come credono di percepirla e non si limitano a rappresentare solo la realtà naturalistica, ma estendono la loro opera anche alla figura umana ed alle vicende cittadine.
    I caratteri dell’impressionismo sono: la pittura en plein air, cioè pittura all’aperto a contatto con il mondo e non in atelier; i contrasti delle luci e delle ombre; rappresentazione della vita moderna della città e del paesaggio; impiego dei colori puri e accostati;studio dei riflessi del colore sull'acqua; divisione dei toni in singole pennellate; rinuncia al colore locale e alle ombre nere;uso dei colori complementari e delle ombre colorate.

    Concetta Russo VE

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  6. 1- L' "Atelier del pittore" è un'allegoria reale, infatti Courbet espone tutti i propri ideali artistici e umani.
    Al centro della composizione si ritrova il pittore intento a dipingere un paesaggio di Ornans, con un cielo realistico. Attorno a lui si affollano moltissimi personaggi.
    A sinistra sono rappresentate le classi sociali più emarginate dalla società, vale a dire gli operai, i balordi, eccetera.
    Tutti hanno la testa reclinata e un volto pensoso. I loro volti, privi di sorriso, lasciano trasparire il fardello della vita.
    A destra, invece, abbiamo i sogni e le allegorie: l'amore, la filosofia e la letteratura. La Verità, nuda accanto all'artista, osserva l'opera che egli sta finendo. Di fronte ritroviamo un bambino dai vestiti laceri guarda l'opera con curiosità. Con ciò Courbet vuole indicare che "la verità è sempre innocente, oltre che nuda".

    2- Caratteristiche della pittura impressionista erano i contrasti di luci e ombre, i colori forti, vividi, che avrebbero fissato sulla tela le sensazioni del pittore di fronte alla natura. Il colore stesso era usato in modo rivoluzionario: i toni chiari contrastano con le ombre complementari, gli alberi prendono tinte insolite, come l'azzurro, il nero viene quasi escluso, preferendo le sfumature del blu più scuro o del marrone. Fondamentale era dipingere "en plein air", ovvero al di fuori delle pareti di uno studio, a contatto con il mondo. Questo portò a scegliere un formato delle tele più facile da trasportare; si ricorda che risale a questo periodo anche l'invenzione dei tubetti per i colori a olio e al cavalletto da campagna, facile da trasportare.
    Il pittore cerca di fissare sulla tela anche lo scorrere del tempo, dato dal cambiamento della luce e dal passare delle stagioni. Si ricordano a questo proposito le numerose versioni della Cattedrale di Rouen, riprodotta nelle diverse ore del giorno e in diverse condizioni climatiche, di Claude Monet verso la fine del 1890.

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